Cenni storici del Ju Jitsu…..
Ju-jitsu significa “Arte della Flessibilità o della Cedevolezza o dell’Adattabilità”, riferendosi allo spirito con cui deve essere assorbito un attacco per controllare la potenza dell’assalitore e sfruttarne la stessa a suo danno. In altri termini il jutsuka (praticante dell’arte) mostra la propria forza nella cedevolezza di fronte all’attacco e successivamente la propria armonia nella forza della sua reazione. Questo principio ha avuto una ricca evoluzione nei secoli, anche se la leggenda fa risalire la prima intuizione al medico Shirobei Akiyama che, durante un’abbondante nevicata, osservò come i rami di un salice si flettevano scaricandosi senza danno del peso della neve che aveva spezzato i più robusti rami di altri alberi.
Il
Ju-Jitsu, "Dolce Arte", o "Arte della cedevolezza", è la più antica arte
marziale giapponese di difesa personale a mani nude e veniva praticato in
battaglia dai Samurai durante i combattimenti corpo a corpo.
L’origine del Ju-Jitsu è oscura, giace nel passato, sebbene molte teorie siano
state avanzate. Una delle piu’ accreditate ne darebbe la nascita in giappone nel
1500.
Il Ju-Jitsu si sviluppò nel resto del mondo, alla fine della 1^guerra mondiale. In Italia, ebbe una fugace apparizione nel 1908 in una esibizione, presenziata dal Re, di due marinai: Piazzolla e Moscardelli; non se ne sarebbe più parlato se non ci fosse stato, un’altro marinaio, Gino Bianchi, il quale durante la sua permanenza in Cina apprese i principi e le tradizioni del jiu-jitsu.
Il Maestro Gino Bianchi era nato nel 1914 e aveva appreso le tecniche del Ju- Jitsu a Tien-Tsin in Cina, in quanto durante la 2° Guerra Mondiale la Cina era stata occupata dal Giappone e l’Italia come sua alleata aveva avuto la colonia di Tien-Tsin.
La’ il Maestro Bianchi, allora arruolato nella marina e campione militare di Savate, aveva voluto imparare da elementi giapponesi la “Dolce Arte” dopo essersi confrontato con loro ed aver constatato la maggiore efficacia e completezza di quest’arte marziale.
Nell’immediato dopoguerra inizio’ la difficile opera di diffusione del Ju-Jitsu coinvolgendo la sorella che disegno’ e confeziono’, per molti anni, decine e decine di kimoni e raduno’ pochi allievi cinque o sei a cui insegno’ gratuitamente la Dolce Arte. Il Maestro Bianchi ed i suoi allievi non si risparmiarono nell’opera di diffusione del Ju-Jitsu,ormai definito “Metodo Bianchi”.Infatti, grazie alla sua particolare codificazione,nacque un vero e proprio stile occidentale,la codifica delle tecniche fu resa accessibile grazie alla traduzione dell’equivalente giapponese e sfoglio’ il programma di tutte le tecniche che difficilmente sarebbero state comprese dagli occidentali.Ma malgrado i loro sforzi, il Maestro Bianchi e i suoi allievi, venivano spesso confusi con i praticanti lo judo, ancora una volta dovette rimboccarsi le maniche e dare il massimo con l'istituzione dei kase hito (uomini vento), ovvero la squadra divulgativa che nelle piazze e nelle gare non si risparmiava.
Era
davvero difficile far comprendere i principi filosofici che distinguono il Jiu
Jitsu dall'agonistico sport Judo, ma unanimamente non si discusse mai
l'impegno e il carisma del Maestro Bianchi.
Negli anni '50 nasce l'O.L.D.J. (Organizzazione Ligure per la Divulgazione del
Jiu Jitsu) come risposta al mancato riconoscimento federale del Jiu Jjitsu sono
gli anni della divulgazione e del consolidamento del Jiu Jitsu nel tessuto
sociale della Liguria e piano piano delle regioni limitrofe.
La O.L.D.J. comprendeva tre palestre che erano il nucleo retto dal Maestro
Gino Bianchi. Successivamente vennero aperte altre palestre e a Genova e in
tutta la Liguria vi fu un successo strepitoso. Nel 1960 il Maestro Gino
Bianchi scioglie l’O.L.D.J. e fonda la F.A.N.J. (Federazione Autonoma
Nazionale Jiu Jitsu) ottenendo grandissimi risultati ed espandendo la propria
influenza a tutte le regioni italiane. Dalla sua Genova, infatti, il Maestro
Bianchi cominciò a divulgare il Jiu Jitsu in Liguria e all’Italia con
centinaia di gare, manifestazioni, dimostrazioni a carattere
divulgativo,…eseguite per lo più a scopo di beneficenza.
Nel 1964 il Maestro Gino Bianchi mentre si recava al lavoro, muore per un attacco di cuore sui gradini della chiesa del Carmine a Genova,dopo avere insegnato a più di cinquemila allievi in tutta Italia, le tecniche della Dolce Arte..